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Rei, il saluto nelle arti marziali

postato da Valerio Campomaggiore

Il rei prima di un kata

Il Rei è un importante aspetto del modo di vivere orientale e per estensione ha assunto il significato di ringraziamento, saluto e nello specifico inchino. Infatti la tradizione giapponese tratta con rispetto non solo le persone ma anche le cose.

Nelle arti marziali di origine giapponese il rei diventa un concetto fondamentale in quanto espressione della cortesia, del rispetto e della sincerità nei confronti del dojo del maestro e dei compagni. Questo risulta particolarmente importante soprattutto in una disciplina dove il contatto fisico potrebbe creare danni fisici anche seri ai praticanti.
Il rituale del saluto anche se semplice nella sua forma esteriore, è molto complesso nel suo aspetto interiore, è una presa di coscienza di se stessi, dei compagni, della palestra e dell'arte che si sta per praticare e non deve mai diventare un automatismo, un'abitudine o un obbligo imposto dal Maestro.
Il saluto non simboleggia una superficiale manifestazione di educazione, ma un lavoro completo sulla persona: la ricerca di una migliore adesione alla via. Il praticante, attraverso il saluto, si predispone correttamente all'allenamento, che richiede pazienza, umiltà e controllo dei propri sentimenti, e dunque un lavoro disciplinato, costante e diligente.
Questo è lo spirito della via marziale: l'umiltà è un atteggiamento che bisogna assumere nella vita, la prima lotta che bisogna vincere è quella contro la propria presunzione.

Come viene fatto.

La complessità simbolica del saluto implica l'allineamento perfetto del ventre, del busto e della testa, centri, rispettivamente, della volontà, dell'emotività e dell'intelletto. La posizione del saluto è inizialmente verticale ed esprime la "via spirituale"; si inclina poi orizzontalmente, ad indicare la "via materiale"; tanto più è profondo l'inchino tanto maggiore è rispetto portato nei confronti di chi lo riceve.
Il saluto può essere collettivo o individuale, effettuato in piedi (ritsurei) o in ginocchio (zarei). Al momento di entrare nel dojo bisogna salutare con un inchino discreto e sincero e lo stesso inchino deve essere eseguito ogni volta che i praticanti si pongano di fronte o eseguano un kata.

Ritsurei - saluto in piedi.

Ritsurei prima di una gara nazionale

Il saluto in piedi deriva dal saluto consuetudinario giapponese e viene eseguito unendo prima i talloni (le punte dei piedi aperte a poco meno di 45°), mantenendo il busto e la nuca ben eretti e portano le mani con le dita tese e serrate lungo le cosce; questa posizione (musubi dachi) va mantenuta fino a che lo stato d'animo si sia fatto calmo e consapevole, quindi si piega in avanti il busto senza guardare in basso ed infine si ritorna in posizione eretta.
Il ritsurei viene eseguito per salutare il maestro a inizio e fine lezione, quando si entra e si esce dal dojo, quando si eseguono le tecniche o da soli o con i compagni (kata, bunkai, kihon eccetera.). Questo tipo di saluto viene anche utilizzato nelle gare o competizioni, rivolto al pubblico, maestri, ufficiali di gara e fra gli atleti stessi.

Zarei - saluto in posizione inginocchiata.

Quando sta per cominciare la lezione gli allievi si allineano per grado (il grado più alto all'estrema destra) mentre il Maestro è solito sedersi di fronte a loro. Dopo che il Maestro si è seduto o da il comando gli allievi, dal grado più alto al più basso, si siedono nella tradizionale posizione di seiza sedere quietamente (za: posizione seduta, sei: quiete).
Per mettersi correttamente in questa posizione bisogna prima piegare la gamba sinistra ruotando leggermente a destra col busto, quindi seguire con la gamba destra; gli alluci restano a contatto o si incrociano mentre i talloni, rivolti verso l'esterno, formano un incavo in cui ci si siede; la schiena è dritta e la testa eretta, le spalle sono rilassate e le mani sono appoggiate sulle cosce coi palmi in basso e le dita rivolte verso l'interno, le ginocchia sono aperte in modo naturale - generalmente distanziate da due pugni - e determinano la stabilità della postura. Il praticante deve tenere la colonna vertebrale diritta per potere respirare in modo corretto.
Il rei Dalla posizione di seiza è possibile la pratica della meditazione (mokuso), seguita nel più profondo silenzio per consentire il raggiungimento dell'armonia e della concentrazione; uno degli elementi essenziali di questa cerimonia si esprime nell'immobilità fisica e nel silenzio, che permettono di spogliarsi delle proprie preoccupazioni e di farsi ricettivi agli insegnamenti impartiti dal Maestro.
Sempre dalla posizione di seiza è quindi eseguibile l'inchino detto zarei. Si esegue appoggiando sul terreno di fronte a sè prima la mano sinistra e poi la destra con i palmi in basso e le dita serrate e rivolte leggermente verso l'interno, quindi si esegue un inchino in avanti senza sollevare i fianchi dall'incavo dei calcagni. Alla fine di ogni inchino si torna in posizione di seiza riportando sulle cosce prima la mano destra e poi la sinistra; a conclusione dell'ultimo saluto - solitamente il reciproco - il Maestro si alza ed all'ordine "ritsu" è seguito dagli allievi. In alcune palestre si torna alla posizione eretta rapidamente, con intenzione ed energia, mentre in altre lo si fa seguendo all'inverso il rituale col quale ci si è seduti.
La filosofia racchiusa nel saluto si radica durante l'esercizio e deve estendersi a tutti gli aspetti quotidiani. Il rei offre un'occasione di riflessione ad ogni praticante circa il comportamento da tenere verso gli uomini e verso la vita. Il saluto è l'essenza del rispetto ed il rispetto è l'anima dell'arte marziale: se andasse perso, lo sarebbe anche il valore dell'arte marziale.

Espressioni di saluto.

Al momento del saluto gli ordini sono solitamente impartiti dal Senpai, l'allievo più anziano, posizionato capofila all'estrema destra degli altri allievi; tra questi vi sono delle espressioni verbali che precedono l'inchino vero e proprio e che possono variare a seconda delle circostanze. Quelle più usate nel nostro dojo sono:

  1. Shomen ni rei, il saluto al fondatore dello stile (Goju Ryu), ovvero Chojun Miyagi. Letteralmente significa saluto allo Shomen ossia il lato anteriore del dojo mentre tutti sono rivolti verso il kamiza, il lato d’onore dove di solito sono messe le foto dei maestri fondatori.
  2. Kaiso Shihan rei, il saluto al Maestro dei maestri, nel nostro caso al fondatore della Goju Kai, Gogen Yamaguchi.
  3. Sensei ni rei, il saluto al Maestro (sensei).
  4. Otagai ni rei, il saluto reciproco (otagai) che simboleggia l'unità ed esprime il rispetto che si deve agli altri.
Esistono poi altri tipi di saluto di che di solito sono usati solo in particolari circostanze :
  1. Shizen ni rei, il saluto rivolto al kami, solitamente si tratta dello spirito (o degli spiriti) protettore del dojo, dell'altare o degli antenati; concetti chiramente legati alla tradizione scintoista.
  2. Kamiza ni rei, il saluto al kamiza, ossia il lato superiore del dojo - tradizionalmente il più lontano dall'entrata - che è riservato all'altare, ai maestri e spesso agli ospiti illustri; può esser considerato un'alternativa del precedente saluto.
  3. Shomen ni rei, il saluto allo shomen, ossia il lato anteriore della palestra; è un'ulteriore variante del precedente saluto e tra i tre è il saluto più diffuso.
  4. Senpai ni rei, il saluto all'allievo più anziano (senpai), che sostituisce il maestro quando quest'ultimo non è presente..
  5. Shihan ni rei o Hanshi ni rei, i saluti al maestro superiore, altamente onorato: shihan ed in particolare hanshi sono titoli speciali riservati a maestri di livello (dan) molto elevato ed esterno dalla gerarchia della scuola, che insegna nel dojo solo in rare circostanze.
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