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Goju Ryu karate

Cenni storici

okinawa

Tra le coste meridionali del Giappone e quelle orientali della Cina si trova l' isola di Okinawa che ha vissuto da sempre dell'influsso della cultura giapponese e cinese.

Tuttavia le continue invasioni militari da parte del Giappone costrinse gli abitanti dell’isola ad organizzarsi in gruppi di villaggi, così nel 1340 tre grandi regni rivali si erano formati in Okinawa.
Verso il 1477, durante un periodo di grande caos e turbolenza politica, il monarca della dinastia Sho che dominava nell’isola introdusse il divieto dell’uso e del trasporto delle armi da parte di chiunque con l’intento di sottomettere i nobili cavalieri della Guerra. Successivamente dopo aver sequestrato le armi, radunò i nobili intorno a sé nel castello di Shuri.

E’ in questo periodo che sull’isola ha origine, segretamente da parte dei nobili okinawesi, un metodo di combattimento chiamato inizialmente TE” (mano) che sviluppandosi sotto l’influenza di forme di lotta cinesi, fù denominato anche TODE”, mano di Cina.
Allo stesso tempo anche i contadini ed i pescatori iniziarono ad utilizzare per la propria difesa strumenti che nascevano per il mondo del lavoro come falci, bastoni per mietitura e sementi, finimenti per cavalli eccetera (Ryukyu bujitsu, arte con armi di Ryukyu).

All’inizio il TE veniva praticato nel distretto di Shuri, confinato segretamente tra i nobili (Bushi No Te, Te dei nobili) ed a qualche appartenente alla classe media (Tode) a causa della netta separazione impostata tra le classi sociali e dal fatto che la conoscenza del Te era indice di rango,  ma successivamente verso il XIX° secolo altri stili si svilupparono tra la gente comune nelle città di Tomari e in quella portuale di Naha.

Nacquero così tre stili che si caratterizzavano in base al luogo in cui si svilupparono :

- Shuri-Te (mano di Shuri) tipico di Okinawa, praticata dai Samurai della corte reale;
- Naha-Te (mano di Naha) derivante dalla comunità  cinese di Kume a Naha;
- Tomari-Te (mano di Tomari) vicino Shuri simile allo Shuri-te.

karate do Più tardi il Shuri-te ed il Tomari-te si fusero insieme prendendo il nome di Shorin-ryu (la scuola del pino flessuoso) mentre il Naha-te sviluppato dalla famiglia Arakaki, rielaborato da Higashionna K. e da Miyagi C.  diventerà succesivamente il Goju-ryu (la scuola dura e morbida) continuando così la tradizione del Naha-te, erede fedele dell'arte cinese del combattimento.

C’è da notare che ancora non viene usata la parola KARATE per identificare queste forme di lotta.  Si pensa che gli ideogrammi cinesi della parola TODE, letti con il metodo giapponese Kun, venissero pronunciate “KARATE” e questo portò ad un cambiamento della forma scritta del termine con un conseguente cambiamento del significato originale in mano (TE) vuota (KARA). Inizialmente, insieme al termine karate, veniva impiegata la parola JUTSU (tecnica) sostituita più tardi in DO, la via. Fù così che verso il 1935 un comitato formato da maestri di stili diversi decise di dare appunto il nome di KARATE alla loro Arte.

In conclusione possiamo dire che il karate così come lo conosciamo oggi è una sintesi dell’arte TE originaria di Okinawa, delle antiche arti cinesi del Tempio di Shaolin e degli altri stili praticati nella provincia del Fukien nel sud della Cina.

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